Decalogo dell'Amore

Decalogo dell'Amore

Decalogo dell'Amore

Decalogo dell'Amore

Decalogo dell’Amore - Il progetto

Ci sono legami che stringono, ma non trattengono davvero.


Parole che perdono respiro, silenzi che si appoggiano tra una tv accesa e stoviglie sporche, strade senza più stop, canzoni in una radio spenta.


Decalogo dell’Amore è un disco che nasce da lì: dall’inciampo, dal disincanto, dalla cura testarda di chi continua a cercarsi anche quando non serve più dirsi tutto.


È un album, ma non solo. È anche il processo che lo genera.


Ogni brano è stato scritto, registrato e viene raccontato quasi in tempo reale, come una forma di esplorazione condivisa.


Abbiamo deciso che la genesi ha la stessa dignità del risultato: per questo lo accompagniamo con un podcast, un diario aperto dove ogni canzone viene attraversata, smontata, rivista, riletta.


Perché anche il modo in cui si costruisce un amore — o una canzone — è parte dell’opera.

Siamo Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato, coppia nella vita e nella musica.


Un amore fatto di nodi, di perché, di silenzi e stanze disordinate.


Decalogo dell’Amore è il tentativo di raccontare tutto questo senza retorica. Con poesia, ironia e verità.

Con la consapevolezza che, a volte, scrivere una canzone è il modo più onesto per stare insieme.

Il disco

Undici canzoni scritte a quattro mani da Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato.


Un disco che racconta l’amore in tutte le sue sfumature: quello che stringe, quello che scivola, quello che resta anche quando fa male.


Testi poetici, arrangiamenti essenziali, suoni che attraversano il folk urbano, lo bluebeat balcanico, la canzone d’autore e frammenti di ironia domestica.

Una mappa sentimentale, più che un manuale.


Un disco che non dà risposte, ma condivide domande.

ASCOLTA IL DISCO

Come si fa...amarsi ancora - Scopri la canzone

Come si fa...amarsi ancora

Testo di Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato


Emanuele Marchiori:

Musica, Voce, Piano, Piano Wurlitzer, Melodica, Batteria, Basso.

Chiara Pomiato:

Seconda voce sui cori

Alvise Wiel:

Chitarra acustica


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Marzo / Maggio 2025.


Cosa parla la canzone?

«Come si fa… amarsi ancora nasce da una domanda che tutte le coppie, prima o poi, si pongono: come si continua ad amarsi dopo tanto tempo? La canzone intreccia due piani: uno più sensoriale, fatto di profumi, percezioni e momenti sospesi; e uno più quotidiano, concreto, con bucati da fare, sali e scendi, piccole frustrazioni e tenerezze. È il dialogo tra la parte emotiva e quella razionale dell’amore adulto, una fotografia della routine che logora e salva allo stesso tempo. Musicalmente ha un sapore francese, un andamento intimo e cinematografico, con un ritornello in levare che dà movimento a questa domanda sospesa. Nel finale, una possibilità: forse la bellezza dell’amore sta proprio nel saperci ritrovare dentro le nostre imperfezioni.»

Come si fa...amarsi ancora


Sento il tempo che se ne va,

Tra di noi

Tra di noi

Quei profumi di liquirizia

Su di noi

Sono di noi


Come si fa, come si fa 

Amarsi ancora


Quanti gesti di pigrizia 

Sono di noi

Tra di noi

Risposte sospese all’incertezza

Son di noi

Sono di noi


Come si fa, come si fa 

Amarsi ancora


Questo viaggio complicato

Che la vita ci ha regalato

Sali e scendi, dov'é il bucato?

Routine…quante cose hai comprato?

Riempi casa con i tuoi perché…

come cose utili solo a te

…e per questo che ci amiamo

E questo che noi amiamo


Freno a mano all’auto che va

Son di noi

Tra noi 


Denti stretti all’amicizia

Tra di noi

Sono di noi


Come si fa, come si fa 

Amarsi ancora


Questo viaggio complicato

Che la vita ci ha regalato

Dal primo bacio un po’ salato

al nostro mondo disordinato

Arredo casa con i miei perché…

..sono cose utili solo a me

…e per questo che ci amiamo

E questo che noi amiamo



(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Bombay - Scopri la canzone

Bombay

Testo e Musica di Emanuele Marchiori


Emanuele Marchiori:

Voce, Piano, Banjo, Melodica, Batteria, Basso.


Massimiliano Magro:

Chitarra classica elettrificata


Alvise Wiel:

Chitarra acustica ed elettridca


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Giugno / Ottobre 2025.


Cosa parla la canzone?

«Bombay racconta una coppia in viaggio, più affascinata dall’idea di sé che dall’amore che sta vivendo. Volevano vedere “un po’ d’Africa” e si ritrovano a Bombay: già dall’incipit si capisce la superficialità con cui affrontano sia il viaggio che la relazione. Tra Polaroid compulsive, chiacchiere “un po’ a vanvera” e un caleidoscopio di colori, profumi e contrasti, uno dei due prende lentamente coscienza che quell’abbraccio è più ipocrita che autentico. La città diventa specchio: dietro l’esotico e le pose da coppia “atipica” resta una grande solitudine emotiva, quella di un amore vissuto in superficie, incapace di andare davvero in profondità.»

Bombay


E siamo qui a Bombay 

persi come non mai 

mentre volevamo vedere

un po’ d’Africa


Se stiamo qui a Bombay

lontani dai nostri guai

con quel profumo che un po’ ci solletica


Tu scatti Polaroid, 

È un film che non finisce mai

come il nostro parlare un po’ a vanvera


Sarà la nostra aria antipatica

o una questione di mimica

che la gente un po’ ci imita


Andarsene da Bombay?


Restiamo a Bombay

come una coppia atipica sai

e ci vantiamo la sera per strada


Tra i colori di Mumbai

una nostalgia che non passa mai 

come un collezionista di numismatica


Elefante di Bombay

camion metafisico color chai 

in Meditazione tra chi prega e chi mastica


Amarsi a Bombay 

in questo caleidoscopio non sai

quanto può essere solitario

un abbraccio ipocrita.



(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Altre Strade - Scopri la canzone

Altre Strade

Testo e Musica di Emanuele Marchiori


Emanuele Marchiori:

Voce, Piano, Synth.


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Ottobre / Novembre 2025.


Cosa parla la canzone?

“Altre Strade” è una canzone che racconta la fine di una relazione attraverso un dialogo asciutto, diretto, privo di dramma ma carico di consapevolezza. Non ci sono metafore elaborate o illusioni romantiche: qui due persone arrivano al punto in cui devono ammettere che le loro vite non viaggiano più nella stessa direzione. Le strade, un tempo parallele, si sono lentamente divise, quasi senza che nessuno se ne accorgesse.

Il testo mette in scena la lucidità di chi vede con chiarezza che l'amore non basta più, e la disorientante sorpresa di chi invece arriva tardi a questa consapevolezza. “Mancano gli stop” diventa l’immagine simbolica della loro incapacità di fermarsi per tempo, di affrontare i segnali che avrebbero potuto salvarli.

Ora il flusso è inevitabile: il bivio è arrivato.

Altre Strade


Sai le strade non sono più quelle di una volta 

qualcosa è cambiato

mancano gli stop

e le nostre vite

sono già arrivate 

raccogli le tue cose e vai.

mi dici: non so più

dove andare ora, 

perché questo è un amore in disuso?


Le strade sono ormai distinte

ci raccontano delle prose

le prospettive sono cambiate

son diverse

è ora di guardare in faccia la realtà

perché nulla è più come prima

fermiamoci in questo rondò

e osserviamo

tutto quello che abbiamo


sono altre strade

sono diverse

e mancano gli stop


(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Gassa d'Amante - Scopri la canzone

Gassa d'Amante

Testo di Chiara Pomiato


Emanuele Marchiori:

Musica, Voce, Piano, Batteria, Basso.

Giulio Gavardi :

Chitarra classica

Alberto Vedovato:

Tromba

Tommaso Piron:

Trombone


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Giugno / Luglio 2025.


Cosa parla la canzone?

«Gassa d’Amante racconta un legame amoroso che è insieme rifugio e pericolo. Il titolo viene da un nodo marinaio e diventa metafora di una relazione che stringe forte, consola, protegge, ma rischia anche di diventare morbosa, vincolante, totalizzante. La protagonista vive in una realtà ansiogena, che non la rappresenta e da cui vorrebbe fuggire: l’unico luogo in cui sente pace è tra le braccia dell’amante, in una bolla a due che esclude tutto il resto. Proprio lì però si nasconde il rischio più grande: consegnare sé stessi così tanto all’altro da non trovare più nulla di vivo fuori da quel rapporto. La canzone prova a raccontare questa ambivalenza – bellissima e pericolosa – di un amore che avvolge, consola, ma può anche togliere respiro.»


Gassa d'Amante


Sono un coro polifonico di pensieri

cacofonie di ricordi giornalieri

e stracci di emozioni.


Come posso concedermi libera

se libera non sono

e di questo si certo

non ti chiedo perdono


Ma ti lascio fare,

se con vigore e disincanto

la vita mi cingi di fervido distacco.

E le tue labbra non concedono spazi

e le parole perdono respiro.


Siamo noi intrecciati nella gassa d’amante

che non crediamo in un amore distante.


Stringe il vento di bolina.


E le tue labbra non concedono spazi

e le parole perdono respiro.


Siamo noi intrecciati nella gassa d’amante

che non crediamo in un amore distante.


Stringe il vento di bolina.



(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

La Littorina - Scopri la canzone

La Littorina

Testo di Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori


Emanuele Marchiori:

Musica, Voce, Coro Alpino, Piano, Batteria, Basso, Mellotron, Marimba.

Chiara Pomiato:

Seconda Voce sui Cori

Alvise Wiel :

Chitarra acustica ed elettrica

Piccola Orchestra 'Le Chincaglierie':

Viola, violino, violoncello


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Febbraio / Marzo 2025.


Cosa parla la canzone?

«La Littorina racconta una storia d’amore giovane, nata per caso su un vecchio treno a fermata chiamata della tratta Adria–Venezia. È una canzone fatta di sguardi che si sfiorano tra i sedili marroni consumati, di città che scorrono dai finestrini e di quel momento sospeso in cui non si sa se scendere o restare, se affidarsi al destino o alla volontà.


Dentro c’è la leggerezza dei vent’anni, l’incanto delle prime passioni e il dubbio che accompagna ogni amore agli inizi: “è una coincidenza o una scelta?”.


Musicalmente, il pianoforte imita il passo del treno, mentre il ritornello si apre in una sospensione alla Battiato–Giusto Pio, come se il tempo si fermasse per permettere ai due protagonisti di decidere chi essere l’uno per l’altra.


La Littorina parla del punto in cui ogni storia comincia: l’attimo in cui si sceglie — o si rischia — di salire nello stesso viaggio.»


La Littorina


Sfreccia veloce la littorina

Sul sedile posteriore del passato amor

Si sono congiunti sul treno sbagliato

E scontrati più volte nel sudor

Profumi salmastri di una Venezia impazzita

E cappotti si aprono senza timor


Quando hai 20 anni e non conosci il dolore

la guardi come rugiada sbiadita

Mani confuse, sbucciate e annoiate

dal finestrino vuoi il suo nome gridare 

ti chiede baci e carezze distratte 

su una panchina color marron


Le primavera lentamente sbadiglia 

I nomi degli amanti coraggiosi

Nel sordido chiacchiericcio

Di suoni e colori fuori moda

nell’odore stantio di un vecchio vagone

Ci si nasconde nell’intimo rossor


E non sai bene se scendere o stare insieme

Se il nostro destino

È una fermata a chiamata

In questa vasta campagna

Che corre dimenticata

Sulla littorina e sul nostro amor.


(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Voglio essere una tua bugia - Scopri la canzone

Voglio essere una tua bugia

Testo di Chiara Pomiato


Emanuele Marchiori:

Musica, Voce, Piano, Chordette, Piano Wurlitzer, Synth, Batteria.


Leonardo Marchiori:

Violoncello


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Luglio / Novembre 2025.


Cosa parla la canzone?

“Voglio essere una tua bugia” nasce come piccolo elogio della bugia, intesa non come inganno maligno, ma come spazio protetto in cui reinventarsi. La voce narrante guarda alle “bugie belle” – quelle che indossiamo come ombrelli colorati sotto il sale della vita, tacchi alti sui sanpietrini del disagio – per raccontare quanto spesso, nella vita adulta come nell’adolescenza, abbiamo bisogno di maschere per trovare il coraggio di essere noi stessi.


Nel ritornello, il desiderio si ribalta: “ed io vorrei essere una tua bugia” diventa dichiarazione d’amore e di ammirazione verso chi sa autodeterminarsi, anche a costo di costruirsi una realtà diversa. Tra pianoforte minimale e violoncello intimo, il brano mantiene un tono sussurrato, quasi confidenziale, come un segreto detto a bassa voce tra due persone che scelgono di accogliersi anche nelle loro finzioni più fragili.

Voglio essere una tua bugia


Racconti bugie,

come ombrelli colorati sotto il sale della vita,

tacchi alti sul disagio sampietrino,

e son bellissime!


Volano alte

e non nascondono nessun segreto,

restano addosso come zucchero filato,

le indossi e poi…


Scivolano via,

come vestito slavato,

a passi fermi le bugie

ti conservano e ti rimodellano.


Perché oltre ciò che siamo

Siamo anche ciò che vogliamo essere…


Ed io vorrei essere un tua bugia

Ed io vorrei essere un tua bugia

Ed io vorrei essere un tua bugia…



(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Tra Nebbia e Foschia - Scopri la canzone

Tra Nebbia e Foschia

Testo di Chiara Pomiato

Musica di Emanuele Marchiori


Emanuele Marchiori:

Voce, Cori, Piano Wurlitzer, Batteria, Basso.

Andrea Garbo:

Chitarra acustica e lap steel


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Settembre / Novembre 2025.


Cosa parla la canzone?

“Tra nebbia e foschia” è una canzone che racconta il momento più fragile di una relazione: quello in cui due persone si rendono conto che il silenzio, i non detti e la paura di mostrarsi vulnerabili stanno consumando lentamente il loro legame. Le immagini della laguna veneta – la bricola, la foschia, i rumori ovattati – diventano il paesaggio emotivo di chi non trova più un orientamento e si muove a tentoni dentro una relazione che non ha più punti fermi.

La nebbia non è minacciosa, è una condizione dell’anima: tutto è sospeso, tutto è confuso, e anche il tempo sembra rallentare. L’assenza di “bricole” indica la mancanza di riferimenti affettivi, il bisogno di un gesto chiaro, di una presenza che aiuti a attraversare questa zona indistinta.

Poi arriva il ritornello: “Ti confesso, meglio morire / anche la schiuma in fondo al mare si lascia scoprire.”

Qui l’immagine cambia profondamente significato. Non parla di resa, né di fine: è un rimprovero dolce ma inevitabile. È il riconoscimento che una relazione muore quando si smette di far emergere le proprie paure, le fragilità, i desideri. È un invito a non ribellarsi alla propria natura: perché anche ciò che è nascosto, profondo, sommerso – come la schiuma che risale dal fondo del mare – prima o poi emerge. E così dovrebbe accadere anche nelle coppie: i sentimenti non vanno trattenuti sotto, vanno portati alla luce.

Il ritornello diventa quindi una presa di posizione: lasciare finire un amore significa lasciare morire una parte di sé proprio perché non si è avuto il coraggio di far emergere ciò che contava, ciò che avrebbe potuto salvare quel legame.

La schiuma è la metafora perfetta: in natura niente resta davvero nascosto, e così dovrebbe essere anche tra due persone che si amano.

Tra Nebbia e Foschia


Una sola brìccola non segna la via

in mezzo al mare tra vento e foschia.

Nuda ai tuoi pensieri

filtro piano i cigoli

di anziani mattinieri


Ti confesso meglio morire

anche la schiuma in fondo al mare

si lascia scoprire.


Sulle onde lente del Bacchiglione,

controllo solo il mio timore

la percezione di noi stessi

non può salvarci dall’essere perfetti.


Ti confesso meglio morire

anche la schiuma in fondo al mare

si lascia scoprire.


I rintocchi dei miei sbagli

accrescono con bagaglio gli intervalli,

intervalli d’amore,

carezze sudate

Sono il non detto mai svelato

che ci ha separato .



Ti confesso meglio morire

anche la schiuma in fondo al mare

si lascia scoprire.





(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Gossip - Scopri la canzone

Gossip

Testo e Musica di Emanuele Marchiori


Emanuele Marchiori:

Voce, Piano, Batteria, Basso.

Chiara Pomiato:

Cori

Greta Marchiori:

Bonghi e cori

Leonardo Marchiori:

Cori

Alvise Wiel:

Chitarra acustica


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Maggio / Ottobre 2025.


Cosa parla la canzone?

“Gossip” racconta la costruzione artificiale di un amore messo in scena per essere osservato, commentato, consumato. È un brano che gioca con l’immaginario delle estati da rotocalco: abbracci forzati, copertine patinate, amori stagionali che durano quanto una tiratura settimanale. Tra cliché balneari e ironia amara, la canzone mette a nudo quanto possa essere fragile un rapporto quando diventa una notizia invece che una scelta.

Ma Gossip è anche – e soprattutto – la narrazione di ogni realtà affettiva che misura il proprio valore attraverso lo sguardo degli altri. Coppie che sembrano funzionare soltanto quando vengono applaudite, validate, riconosciute dall’esterno. Relazioni che si illudono di esistere di più quando qualcuno le osserva, e che si svuotano appena cala il sipario, quando la folla scompare e rimane soltanto l’intimità, spesso troppo silenziosa per reggere il peso dell’apparenza.

In questo gioco di specchi, il brano mostra come l’immaginario pubblico possa diventare una trappola: più ci si convince di essere felici “per come gli altri ci vedono”, più si perde il contatto con ciò che si prova davvero. Gossip smaschera proprio questo: la distanza tra l’immagine e la verità, tra l’amore in posa e quello che non sappiamo più riconoscere quando le luci si spengono.


Gossip


Che resterà di un amore estivo

costruito per l’occasione

che in tutti i rotocalchi

imperversa con finzione


Esotico, estivo, un po’ volgare

nella patina di un giornale

che profuma di barbiere

e anche un po’ di ospedale


Guarda…guarda come ci amiamo

per un po’ ci crediamo

sembra vera questa storia stagionale

l’ha detto anche il telegiornale

Gossip, l’ha detto anche il telegiornale


Atletici e abbronzati in teneri abbracci forzati

veri come trompe l’oeil

su copertina colorate

ogni settimana cestinate


Teniamo vivo il nostro amore

ma solo fino alle diciannove

secondo l’indice di gradimento

di gente che crede nel sentimento


Guarda.. guarda come ci amiamo

per un po’ ci crediamo 

sembra vera questa storia stagionale

l’ha detto anche il telegiornale

Gossip, l’ha detto anche il telegiornale


Chiudono gli ombrelloni

e l’edicola balneare

ospiti non più graditi

di una cornice editoriale 


E sono qui ad aspettare,

cosa fare se non si sa amare?

Ti ho vista ieri in un bar

nella Gazzetta dello sport 

opinionista occasionale

come il nostro amore 


Guarda.. guarda come ci amiamo

per un po’ ci crediamo 

sembra vera questa storia stagionale

l’ha detto anche il telegiornale

Gossip, l’ha detto anche il telegiornale


E la sera sotto casa 

la folla ci acclama 

gridando ‘vi amo’

e noi che facciamo

allora ci baciamo 


Anche se non ci amiamo

un po’ ci crediamo 

un po’ con disprezzo

per le differenze di cachet

e per non aver concordato il prezzo.


e... guarda come ci amiamo

per un po’ ci crediamo 

sembra vera questa storia stagionale

l’ha detto anche il telegiornale



(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Taciturni - Scopri la canzone

Taciturni

Testo e Musica di Emanuele Marchiori


Emanuele Marchiori:

Voce, Piano, Organo Hammond, Batteria, Basso.

Leonardo Marchiori:

Violoncello

Alvise Wiel:

Chitarra acustica e chitarra elettrica


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Maggio / Ottobre 2025.


Cosa parla la canzone?

«Taciturni è una canzone sulle parole non dette e su un amore arrivato al capolinea, o già finito, che nessuno ha ancora il coraggio di dichiarare. La scena è quella di una cucina mediocre, con la tv sempre accesa a riempire il silenzio, lampioni che scaldano balconi vuoti, stoviglie sporche che raccontano apatia e stanchezza. Tutto ciò che resta tra i due sono elementi esterni: rumori, oggetti, abitudini che coprono l’assenza di un vero dialogo. Il ritornello – “cos’è rimasto tra di noi?” – è una domanda sospesa, mai davvero affrontata. Il titolo arriva dall’immagine finale: “taciturni come il volo delle mosche”, una quiete impossibile che svela, in realtà, l’inquietudine di un amore ormai consumato.»

Taciturni


Seduti nella mediocrità della cucina

tra sguardi spenti e una tv accesa

Vociare e frastuono della sera

Attenuati dalla solita aspirina


E noi non sappiamo più cosa dire

inutile cercare di capire

cos’è rimasto tra di noi


Il brusio dei lampioni

che illuminano solitari balconi

ci regala quel po’ di calore

nei nostri momenti di grigiore


E noi non sappiamo più cosa dire

inutile cercare di capire

cos’è rimasto tra di noi


Idiosincrasia nell’ascoltare parole

sepolte nelle polveri di un baule

Insonnia e stoviglie sporche

taciturni come il volo delle mosche


E noi non sappiamo più cosa dire

Inutile cercare di capire

Cos’è rimasto tra di noi



(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Amori di Maggio - Scopri la canzone

Amori di Maggio

Testo di Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori


Emanuele Marchiori:

Musica, Voce, Piano, Batteria, Basso.


Andrea Garbo:

Chitarra acustica e lap steel


Francesco Fabiano:

Percussioni


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Ottobre / Novembre 2025.


Cosa parla la canzone?

Amori di maggio è stata la prima canzone che abbiamo scritto per questo disco, e forse proprio per questo porta dentro di sé l’innocenza, la fragilità e le incoerenze dei sentimenti iniziali. Volevamo raccontare un amore codardo, uno di quelli in cui il protagonista non ha il coraggio di esporsi, di dichiararsi o di crescere davvero dentro la relazione. È un uomo che si nasconde: non ascolta, non accoglie, non vuole mettere a fuoco cosa prova. Si aggrappa all’altro solo per paura di restare solo. All’inizio chiede un “ultimo bacio”, ma non è una richiesta romantica: è la richiesta di chi vorrebbe trattenere qualcosa pur non sapendo prendersene cura.

Poi, a metà canzone, c’è un’apertura improvvisa: un attimo di verità in cui il protagonista si chiede davvero se ha contribuito lui stesso alla fine di quell’amore. Ci piaceva l’idea che questa consapevolezza durasse pochissimo, come un varco che si apre e si richiude. È un lampo che non salva nessuno ma dice la verità: a volte si rompe ciò che non si è mai avuto il coraggio di proteggere.

E ci affascinava il mese di maggio, quello degli inizi, delle promesse, dei primi caldi, degli amori che possono sbocciare e sfiorire in fretta. Mette insieme dolcezza e precarietà. È il motivo per cui nella canzone ritorna il caffè, l’idea di “affogare” un sentimento — qualcosa che è bello per un istante ma che si scioglie e scompare.

“Amori di maggio” parla delle storie nate troppo presto o finite troppo tardi, degli amori che non hanno avuto il tempo o la maturità per diventare adulti. È una riflessione su quando l’amore non basta, e su quanto sia difficile guardare in faccia le proprie responsabilità senza proteggersi dietro l’illusione.”


Amori di Maggio


Guarda sono la tua chimera,

portami via di sera

nell’oceano più blu.


Non mi importa delle tue salite,

come strade le mie ferite,

se son perso lo sai solo tu.


Chiedo un ultimo bacio,

nel nostro sogno spezzato,

perché solo non so star.


Preferisco ruggine e passeggiate amare,

che giacere senza foglie bruire,

innamorarsi pensi possa bastare


per capire solo per un istante,

perso nelle mie stanze,

se ti ho lasciato già


Chiedo se era solo un miraggio

il nostro amor di Maggio

del ‘prendiamoci un caffè’.


Spero fosse solo un miraggio

il nostro amor di Maggio

affogato nel caffè.



(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Senza Te - Scopri la canzone

Senza Te

Testo e Musica di Emanuele Marchiori


Emanuele Marchiori:

Musica, Voce, Piano, Batteria, Basso.

Alberto Vedovato:

Tromba

Francesco Fabiano

Chitarra elettrica


Produzione artistica e arrangiamenti:

Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano

Copertina a cura di Emanuele Marchiori


Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Settembre / Ottobre 2025.


Cosa parla la canzone?

“Senza Te” è una canzone che nasce dall’osservazione silenziosa di un lutto: non racconta solo la mancanza, ma soprattutto ciò che rimane quando una persona amata non c’è più.

La voce narrante cammina dentro una casa che appare vuota, ma in realtà è ancora piena dei piccoli gesti dell’altro: i “cliché” quotidiani, le manie, i modi di dire, tutto ciò che prima sembrava insignificante o ripetitivo ora diventa traccia preziosa, e dolorosa, di una presenza che sopravvive negli oggetti e negli spazi.

Molti versi lavorano sulla sospensione (“a dirmi che…”, “a immaginare che…”), perché il protagonista non riesce a dare un nome esatto a ciò che prova: alcune emozioni non stanno dentro le parole e restano sospese, come polvere nell’aria.

L’immagine delle ninfee di Monet, dipinte quando il pittore stava perdendo la vista, diventa la metafora perfetta del ricordo: la figura della persona amata è sfumata, indistinta, ma proprio per questo più intima, più interna, più vera.

Il ritornello è la presa di coscienza: “Allora mi accorgo che sono senza te.”

Il protagonista comprende davvero l’assenza solo quando smette di aggrapparsi agli oggetti, ai gesti, alle illusioni. Le sue parole — come “canzoni in una radio spenta” — continuano a esistere, ma non c’è più nessuno che possa ascoltarle. È il paradosso del lutto: ciò che resta è vivo, ma non è più condiviso.

Nel finale, la danza del fumo del caffè e quei “passi che non arrivano a me” evocano l’ultimo filo di sogno, l’ultimo tentativo della memoria di riportare indietro chi non può più tornare.

È una chiusura dolce e straziante insieme, che parla della permanenza delle persone amate: anche quando non ci sono più, continuano a camminare nel nostro spazio interiore.


Senza Te


Senza te

Com’è rimasta questa casa

vuota ma con i tuoi cliché 

Sospesi in aria a dirmi che…


Senza te

Come sono queste mura 

spoglie ma con i tuoi se

a immaginare che…


Senza te

Sono rimasti i miei sguardi

come le ninfee di Monet

a ricordarmi che…


So bene cosa vuol dire amarti

Illudersi e sentirsi persi

Quando le parole sfioriscono al sole

Senza qualcuno che le possa ascoltare

Come canzoni in una radio spenta

Allora mi accorgo che sono senza te.


Senza te

Son qui a guardare

quei giorni che

son rimasti demodè

e ricordarmi che…


Senza te

nel fumo del caffè

una danza di passi che

non arrivano a me


So bene cosa vuol dire amarti

Illudersi e sentirsi persi

Quando le parole sfioriscono al sole

Senza qualcuno che le possa ascoltare

Come canzoni in una radio spenta

Allora mi accorgo - che sono senza te.





(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Questo lavoro è un dono.


È facile lasciare in eredità un bene materiale.

Molto più difficile è lasciare un’emozione, un gesto, una memoria che rimanga.

Questo disco, nato e suonato insieme ai nostri figli, è l’eredità che abbiamo scelto: un luogo di musica dove un giorno possano ritrovarci.


Perché la musica, più di tutto, sa custodire ciò che amiamo.

Un disco che non spiega l’amore.

Lo attraversa, canzone dopo canzone

Le Canzoni di Decalogo dell’Amore


  • Come si fa...amarsi ancora
  • Bombay
  • Altre strade
  • Gassa d'Amante
  • La Littorina
  • Vorrei essere una tua bugia
  • Tra nebbia e foschia
  • Gossip
  • Taciturni
  • Amori di Maggio
  • Senza te

L'equipaggio del disco

Questo disco è nato grazie alla nostra piccola e grande famiglia composta anche di amici musicisti, anime affini che hanno trasformato la tecnica in poesia e le note in carezze.

EMANUELE

MARCHIORI

Voce, cori, piano, batteria, basso, wurlitzer, banjo, melodica, mellotron, synth, percussioni, chordette arrangiamenti, produzione artistica.

CHIARA

POMIATO

Cori e co-produzione

LEONARDO

MARCHIORI

(12 anni)

Violoncello e cori

GRETA

MARCHIORI

(7 anni)

Bonghi e cori

MASSIMILIANO

MAGRO

Chitarra classica

elettrificata

ALVISE

WIEL

Chitarra acustica ed elettrica

ANDREA

GARBO

Chitarra acustica e lap steel

GIULIO

GAVARDI

Chitarra classica manouche

ALBERTO VEDOVATO

Tromba

TOMMASO PIRON

Trombone

FRANCESCO FABIANO

Ingegnere del suono, aiuto arrangiamenti, ingegnere del mix, co-produzione artistica e chitarra elettrica.

PICCOLA ORCHESTRA 'LE CHINCAGLIERIE'



Il podcast

Non solo canzoni.

Ma il modo in cui le canzoni nascono, si discutono, si scrivono insieme.

Ogni settimana, una puntata dedicata a una canzone del disco Decalogo dell’Amore.


Insieme attraversiamo ogni brano svelandone il dietro le quinte: come è nato il testo, che suono cercavamo, cosa c'è dietro una parola scelta, un accordo spostato, una voce aggiunta.

Nel podcast si parla di amore in tutte le sue forme (quello che resta, quello che inciampa, quello che non si dice), ma anche di scrittura, arrangiamento, ascolto consapevole e vita condivisa in uno studio-casa.

È uno spazio aperto e imperfetto, dove la genesi di un brano è parte stessa del messaggio.


E dove la musica diventa dialogo, confronto, memoria, cura.

Per chi ama le canzoni, certo.

Ma anche per chi ama capire come si costruiscono le cose quando si scelgono con amore.

ASCOLTA IL NOSTRO PODCAST

Ogni mercoledì, una nuova puntata

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