Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato
Ci sono legami che stringono, ma non trattengono davvero.
Parole che perdono respiro, silenzi che si appoggiano tra una tv accesa e stoviglie sporche, strade senza più stop, canzoni in una radio spenta.
Decalogo dell’Amore è un disco che nasce da lì: dall’inciampo, dal disincanto, dalla cura testarda di chi continua a cercarsi anche quando non serve più dirsi tutto.
È un album, ma non solo. È anche il processo che lo genera.
Ogni brano è stato scritto, registrato e viene raccontato quasi in tempo reale, come una forma di esplorazione condivisa.
Abbiamo deciso che la genesi ha la stessa dignità del risultato: per questo lo accompagniamo con un podcast, un diario aperto dove ogni canzone viene attraversata, smontata, rivista, riletta.
Perché anche il modo in cui si costruisce un amore — o una canzone — è parte dell’opera.
Siamo Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato, coppia nella vita e nella musica.
Un amore fatto di nodi, di perché, di silenzi e stanze disordinate.
Decalogo dell’Amore è il tentativo di raccontare tutto questo senza retorica. Con poesia, ironia e verità.
Con la consapevolezza che, a volte, scrivere una canzone è il modo più onesto per stare insieme.

Undici canzoni scritte a quattro mani da Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato.
Un disco che racconta l’amore in tutte le sue sfumature: quello che stringe, quello che scivola, quello che resta anche quando fa male.
Testi poetici, arrangiamenti essenziali, suoni che attraversano il folk urbano, lo bluebeat balcanico, la canzone d’autore e frammenti di ironia domestica.
Una mappa sentimentale, più che un manuale.
Un disco che non dà risposte, ma condivide domande.

Testo di Emanuele Marchiori e Chiara Pomiato
Emanuele Marchiori:
Musica, Voce, Piano, Piano Wurlitzer, Melodica, Batteria, Basso.
Chiara Pomiato:
Seconda voce sui cori
Alvise Wiel:
Chitarra acustica
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Marzo / Maggio 2025.
Cosa parla la canzone?
«Come si fa… amarsi ancora nasce da una domanda che tutte le coppie, prima o poi, si pongono: come si continua ad amarsi dopo tanto tempo? La canzone intreccia due piani: uno più sensoriale, fatto di profumi, percezioni e momenti sospesi; e uno più quotidiano, concreto, con bucati da fare, sali e scendi, piccole frustrazioni e tenerezze. È il dialogo tra la parte emotiva e quella razionale dell’amore adulto, una fotografia della routine che logora e salva allo stesso tempo. Musicalmente ha un sapore francese, un andamento intimo e cinematografico, con un ritornello in levare che dà movimento a questa domanda sospesa. Nel finale, una possibilità: forse la bellezza dell’amore sta proprio nel saperci ritrovare dentro le nostre imperfezioni.»
Come si fa...amarsi ancora
Sento il tempo che se ne va,
Tra di noi
Tra di noi
Quei profumi di liquirizia
Su di noi
Sono di noi
Come si fa, come si fa
Amarsi ancora
Quanti gesti di pigrizia
Sono di noi
Tra di noi
Risposte sospese all’incertezza
Son di noi
Sono di noi
Come si fa, come si fa
Amarsi ancora
Questo viaggio complicato
Che la vita ci ha regalato
Sali e scendi, dov'é il bucato?
Routine…quante cose hai comprato?
Riempi casa con i tuoi perché…
come cose utili solo a te
…e per questo che ci amiamo
E questo che noi amiamo
Freno a mano all’auto che va
Son di noi
Tra noi
Denti stretti all’amicizia
Tra di noi
Sono di noi
Come si fa, come si fa
Amarsi ancora
Questo viaggio complicato
Che la vita ci ha regalato
Dal primo bacio un po’ salato
al nostro mondo disordinato
Arredo casa con i miei perché…
..sono cose utili solo a me
…e per questo che ci amiamo
E questo che noi amiamo
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo e Musica di Emanuele Marchiori
Emanuele Marchiori:
Voce, Piano, Banjo, Melodica, Batteria, Basso.
Massimiliano Magro:
Chitarra classica elettrificata
Alvise Wiel:
Chitarra acustica ed elettridca
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Giugno / Ottobre 2025.
Cosa parla la canzone?
«Bombay racconta una coppia in viaggio, più affascinata dall’idea di sé che dall’amore che sta vivendo. Volevano vedere “un po’ d’Africa” e si ritrovano a Bombay: già dall’incipit si capisce la superficialità con cui affrontano sia il viaggio che la relazione. Tra Polaroid compulsive, chiacchiere “un po’ a vanvera” e un caleidoscopio di colori, profumi e contrasti, uno dei due prende lentamente coscienza che quell’abbraccio è più ipocrita che autentico. La città diventa specchio: dietro l’esotico e le pose da coppia “atipica” resta una grande solitudine emotiva, quella di un amore vissuto in superficie, incapace di andare davvero in profondità.»
Bombay
E siamo qui a Bombay
persi come non mai
mentre volevamo vedere
un po’ d’Africa
Se stiamo qui a Bombay
lontani dai nostri guai
con quel profumo che un po’ ci solletica
Tu scatti Polaroid,
È un film che non finisce mai
come il nostro parlare un po’ a vanvera
Sarà la nostra aria antipatica
o una questione di mimica
che la gente un po’ ci imita
Andarsene da Bombay?
Restiamo a Bombay
come una coppia atipica sai
e ci vantiamo la sera per strada
Tra i colori di Mumbai
una nostalgia che non passa mai
come un collezionista di numismatica
Elefante di Bombay
camion metafisico color chai
in Meditazione tra chi prega e chi mastica
Amarsi a Bombay
in questo caleidoscopio non sai
quanto può essere solitario
un abbraccio ipocrita.
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo e Musica di Emanuele Marchiori
Emanuele Marchiori:
Voce, Piano, Synth.
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Ottobre / Novembre 2025.
Cosa parla la canzone?
“Altre Strade” è una canzone che racconta la fine di una relazione attraverso un dialogo asciutto, diretto, privo di dramma ma carico di consapevolezza. Non ci sono metafore elaborate o illusioni romantiche: qui due persone arrivano al punto in cui devono ammettere che le loro vite non viaggiano più nella stessa direzione. Le strade, un tempo parallele, si sono lentamente divise, quasi senza che nessuno se ne accorgesse.
Il testo mette in scena la lucidità di chi vede con chiarezza che l'amore non basta più, e la disorientante sorpresa di chi invece arriva tardi a questa consapevolezza. “Mancano gli stop” diventa l’immagine simbolica della loro incapacità di fermarsi per tempo, di affrontare i segnali che avrebbero potuto salvarli.
Ora il flusso è inevitabile: il bivio è arrivato.
Altre Strade
Sai le strade non sono più quelle di una volta
qualcosa è cambiato
mancano gli stop
e le nostre vite
sono già arrivate
raccogli le tue cose e vai.
mi dici: non so più
dove andare ora,
perché questo è un amore in disuso?
Le strade sono ormai distinte
ci raccontano delle prose
le prospettive sono cambiate
son diverse
è ora di guardare in faccia la realtà
perché nulla è più come prima
fermiamoci in questo rondò
e osserviamo
tutto quello che abbiamo
sono altre strade
sono diverse
e mancano gli stop
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo di Chiara Pomiato
Emanuele Marchiori:
Musica, Voce, Piano, Batteria, Basso.
Giulio Gavardi :
Chitarra classica
Alberto Vedovato:
Tromba
Tommaso Piron:
Trombone
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Giugno / Luglio 2025.
Cosa parla la canzone?
«Gassa d’Amante racconta un legame amoroso che è insieme rifugio e pericolo. Il titolo viene da un nodo marinaio e diventa metafora di una relazione che stringe forte, consola, protegge, ma rischia anche di diventare morbosa, vincolante, totalizzante. La protagonista vive in una realtà ansiogena, che non la rappresenta e da cui vorrebbe fuggire: l’unico luogo in cui sente pace è tra le braccia dell’amante, in una bolla a due che esclude tutto il resto. Proprio lì però si nasconde il rischio più grande: consegnare sé stessi così tanto all’altro da non trovare più nulla di vivo fuori da quel rapporto. La canzone prova a raccontare questa ambivalenza – bellissima e pericolosa – di un amore che avvolge, consola, ma può anche togliere respiro.»
Gassa d'Amante
Sono un coro polifonico di pensieri
cacofonie di ricordi giornalieri
e stracci di emozioni.
Come posso concedermi libera
se libera non sono
e di questo si certo
non ti chiedo perdono
Ma ti lascio fare,
se con vigore e disincanto
la vita mi cingi di fervido distacco.
E le tue labbra non concedono spazi
e le parole perdono respiro.
Siamo noi intrecciati nella gassa d’amante
che non crediamo in un amore distante.
Stringe il vento di bolina.
E le tue labbra non concedono spazi
e le parole perdono respiro.
Siamo noi intrecciati nella gassa d’amante
che non crediamo in un amore distante.
Stringe il vento di bolina.
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo di Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori
Emanuele Marchiori:
Musica, Voce, Coro Alpino, Piano, Batteria, Basso, Mellotron, Marimba.
Chiara Pomiato:
Seconda Voce sui Cori
Alvise Wiel :
Chitarra acustica ed elettrica
Piccola Orchestra 'Le Chincaglierie':
Viola, violino, violoncello
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Febbraio / Marzo 2025.
Cosa parla la canzone?
«La Littorina racconta una storia d’amore giovane, nata per caso su un vecchio treno a fermata chiamata della tratta Adria–Venezia. È una canzone fatta di sguardi che si sfiorano tra i sedili marroni consumati, di città che scorrono dai finestrini e di quel momento sospeso in cui non si sa se scendere o restare, se affidarsi al destino o alla volontà.
Dentro c’è la leggerezza dei vent’anni, l’incanto delle prime passioni e il dubbio che accompagna ogni amore agli inizi: “è una coincidenza o una scelta?”.
Musicalmente, il pianoforte imita il passo del treno, mentre il ritornello si apre in una sospensione alla Battiato–Giusto Pio, come se il tempo si fermasse per permettere ai due protagonisti di decidere chi essere l’uno per l’altra.
La Littorina parla del punto in cui ogni storia comincia: l’attimo in cui si sceglie — o si rischia — di salire nello stesso viaggio.»
Sfreccia veloce la littorina
Sul sedile posteriore del passato amor
Si sono congiunti sul treno sbagliato
E scontrati più volte nel sudor
Profumi salmastri di una Venezia impazzita
E cappotti si aprono senza timor
Quando hai 20 anni e non conosci il dolore
la guardi come rugiada sbiadita
Mani confuse, sbucciate e annoiate
dal finestrino vuoi il suo nome gridare
ti chiede baci e carezze distratte
su una panchina color marron
Le primavera lentamente sbadiglia
I nomi degli amanti coraggiosi
Nel sordido chiacchiericcio
Di suoni e colori fuori moda
nell’odore stantio di un vecchio vagone
Ci si nasconde nell’intimo rossor
E non sai bene se scendere o stare insieme
Se il nostro destino
È una fermata a chiamata
In questa vasta campagna
Che corre dimenticata
Sulla littorina e sul nostro amor.
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo di Chiara Pomiato
Emanuele Marchiori:
Musica, Voce, Piano, Chordette, Piano Wurlitzer, Synth, Batteria.
Leonardo Marchiori:
Violoncello
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Luglio / Novembre 2025.
Cosa parla la canzone?
“Voglio essere una tua bugia” nasce come piccolo elogio della bugia, intesa non come inganno maligno, ma come spazio protetto in cui reinventarsi. La voce narrante guarda alle “bugie belle” – quelle che indossiamo come ombrelli colorati sotto il sale della vita, tacchi alti sui sanpietrini del disagio – per raccontare quanto spesso, nella vita adulta come nell’adolescenza, abbiamo bisogno di maschere per trovare il coraggio di essere noi stessi.
Nel ritornello, il desiderio si ribalta: “ed io vorrei essere una tua bugia” diventa dichiarazione d’amore e di ammirazione verso chi sa autodeterminarsi, anche a costo di costruirsi una realtà diversa. Tra pianoforte minimale e violoncello intimo, il brano mantiene un tono sussurrato, quasi confidenziale, come un segreto detto a bassa voce tra due persone che scelgono di accogliersi anche nelle loro finzioni più fragili.
Voglio essere una tua bugia
Racconti bugie,
come ombrelli colorati sotto il sale della vita,
tacchi alti sul disagio sampietrino,
e son bellissime!
Volano alte
e non nascondono nessun segreto,
restano addosso come zucchero filato,
le indossi e poi…
Scivolano via,
come vestito slavato,
a passi fermi le bugie
ti conservano e ti rimodellano.
Perché oltre ciò che siamo
Siamo anche ciò che vogliamo essere…
Ed io vorrei essere un tua bugia
Ed io vorrei essere un tua bugia
Ed io vorrei essere un tua bugia…
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo di Chiara Pomiato
Musica di Emanuele Marchiori
Emanuele Marchiori:
Voce, Cori, Piano Wurlitzer, Batteria, Basso.
Andrea Garbo:
Chitarra acustica e lap steel
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Settembre / Novembre 2025.
Cosa parla la canzone?
“Tra nebbia e foschia” è una canzone che racconta il momento più fragile di una relazione: quello in cui due persone si rendono conto che il silenzio, i non detti e la paura di mostrarsi vulnerabili stanno consumando lentamente il loro legame. Le immagini della laguna veneta – la bricola, la foschia, i rumori ovattati – diventano il paesaggio emotivo di chi non trova più un orientamento e si muove a tentoni dentro una relazione che non ha più punti fermi.
La nebbia non è minacciosa, è una condizione dell’anima: tutto è sospeso, tutto è confuso, e anche il tempo sembra rallentare. L’assenza di “bricole” indica la mancanza di riferimenti affettivi, il bisogno di un gesto chiaro, di una presenza che aiuti a attraversare questa zona indistinta.
Poi arriva il ritornello: “Ti confesso, meglio morire / anche la schiuma in fondo al mare si lascia scoprire.”
Qui l’immagine cambia profondamente significato. Non parla di resa, né di fine: è un rimprovero dolce ma inevitabile. È il riconoscimento che una relazione muore quando si smette di far emergere le proprie paure, le fragilità, i desideri. È un invito a non ribellarsi alla propria natura: perché anche ciò che è nascosto, profondo, sommerso – come la schiuma che risale dal fondo del mare – prima o poi emerge. E così dovrebbe accadere anche nelle coppie: i sentimenti non vanno trattenuti sotto, vanno portati alla luce.
Il ritornello diventa quindi una presa di posizione: lasciare finire un amore significa lasciare morire una parte di sé proprio perché non si è avuto il coraggio di far emergere ciò che contava, ciò che avrebbe potuto salvare quel legame.
La schiuma è la metafora perfetta: in natura niente resta davvero nascosto, e così dovrebbe essere anche tra due persone che si amano.
Tra Nebbia e Foschia
Una sola brìccola non segna la via
in mezzo al mare tra vento e foschia.
Nuda ai tuoi pensieri
filtro piano i cigoli
di anziani mattinieri
Ti confesso meglio morire
anche la schiuma in fondo al mare
si lascia scoprire.
Sulle onde lente del Bacchiglione,
controllo solo il mio timore
la percezione di noi stessi
non può salvarci dall’essere perfetti.
Ti confesso meglio morire
anche la schiuma in fondo al mare
si lascia scoprire.
I rintocchi dei miei sbagli
accrescono con bagaglio gli intervalli,
intervalli d’amore,
carezze sudate
Sono il non detto mai svelato
che ci ha separato .
Ti confesso meglio morire
anche la schiuma in fondo al mare
si lascia scoprire.
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo e Musica di Emanuele Marchiori
Emanuele Marchiori:
Voce, Piano, Batteria, Basso.
Chiara Pomiato:
Cori
Greta Marchiori:
Bonghi e cori
Leonardo Marchiori:
Cori
Alvise Wiel:
Chitarra acustica
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Maggio / Ottobre 2025.
Cosa parla la canzone?
“Gossip” racconta la costruzione artificiale di un amore messo in scena per essere osservato, commentato, consumato. È un brano che gioca con l’immaginario delle estati da rotocalco: abbracci forzati, copertine patinate, amori stagionali che durano quanto una tiratura settimanale. Tra cliché balneari e ironia amara, la canzone mette a nudo quanto possa essere fragile un rapporto quando diventa una notizia invece che una scelta.
Ma Gossip è anche – e soprattutto – la narrazione di ogni realtà affettiva che misura il proprio valore attraverso lo sguardo degli altri. Coppie che sembrano funzionare soltanto quando vengono applaudite, validate, riconosciute dall’esterno. Relazioni che si illudono di esistere di più quando qualcuno le osserva, e che si svuotano appena cala il sipario, quando la folla scompare e rimane soltanto l’intimità, spesso troppo silenziosa per reggere il peso dell’apparenza.
In questo gioco di specchi, il brano mostra come l’immaginario pubblico possa diventare una trappola: più ci si convince di essere felici “per come gli altri ci vedono”, più si perde il contatto con ciò che si prova davvero. Gossip smaschera proprio questo: la distanza tra l’immagine e la verità, tra l’amore in posa e quello che non sappiamo più riconoscere quando le luci si spengono.
Gossip
Che resterà di un amore estivo
costruito per l’occasione
che in tutti i rotocalchi
imperversa con finzione
Esotico, estivo, un po’ volgare
nella patina di un giornale
che profuma di barbiere
e anche un po’ di ospedale
Guarda…guarda come ci amiamo
per un po’ ci crediamo
sembra vera questa storia stagionale
l’ha detto anche il telegiornale
Gossip, l’ha detto anche il telegiornale
Atletici e abbronzati in teneri abbracci forzati
veri come trompe l’oeil
su copertina colorate
ogni settimana cestinate
Teniamo vivo il nostro amore
ma solo fino alle diciannove
secondo l’indice di gradimento
di gente che crede nel sentimento
Guarda.. guarda come ci amiamo
per un po’ ci crediamo
sembra vera questa storia stagionale
l’ha detto anche il telegiornale
Gossip, l’ha detto anche il telegiornale
Chiudono gli ombrelloni
e l’edicola balneare
ospiti non più graditi
di una cornice editoriale
E sono qui ad aspettare,
cosa fare se non si sa amare?
Ti ho vista ieri in un bar
nella Gazzetta dello sport
opinionista occasionale
come il nostro amore
Guarda.. guarda come ci amiamo
per un po’ ci crediamo
sembra vera questa storia stagionale
l’ha detto anche il telegiornale
Gossip, l’ha detto anche il telegiornale
E la sera sotto casa
la folla ci acclama
gridando ‘vi amo’
e noi che facciamo
allora ci baciamo
Anche se non ci amiamo
un po’ ci crediamo
un po’ con disprezzo
per le differenze di cachet
e per non aver concordato il prezzo.
e... guarda come ci amiamo
per un po’ ci crediamo
sembra vera questa storia stagionale
l’ha detto anche il telegiornale
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo e Musica di Emanuele Marchiori
Emanuele Marchiori:
Voce, Piano, Organo Hammond, Batteria, Basso.
Leonardo Marchiori:
Violoncello
Alvise Wiel:
Chitarra acustica e chitarra elettrica
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Maggio / Ottobre 2025.
Cosa parla la canzone?
«Taciturni è una canzone sulle parole non dette e su un amore arrivato al capolinea, o già finito, che nessuno ha ancora il coraggio di dichiarare. La scena è quella di una cucina mediocre, con la tv sempre accesa a riempire il silenzio, lampioni che scaldano balconi vuoti, stoviglie sporche che raccontano apatia e stanchezza. Tutto ciò che resta tra i due sono elementi esterni: rumori, oggetti, abitudini che coprono l’assenza di un vero dialogo. Il ritornello – “cos’è rimasto tra di noi?” – è una domanda sospesa, mai davvero affrontata. Il titolo arriva dall’immagine finale: “taciturni come il volo delle mosche”, una quiete impossibile che svela, in realtà, l’inquietudine di un amore ormai consumato.»
Taciturni
Seduti nella mediocrità della cucina
tra sguardi spenti e una tv accesa
Vociare e frastuono della sera
Attenuati dalla solita aspirina
E noi non sappiamo più cosa dire
inutile cercare di capire
cos’è rimasto tra di noi
Il brusio dei lampioni
che illuminano solitari balconi
ci regala quel po’ di calore
nei nostri momenti di grigiore
E noi non sappiamo più cosa dire
inutile cercare di capire
cos’è rimasto tra di noi
Idiosincrasia nell’ascoltare parole
sepolte nelle polveri di un baule
Insonnia e stoviglie sporche
taciturni come il volo delle mosche
E noi non sappiamo più cosa dire
Inutile cercare di capire
Cos’è rimasto tra di noi
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo di Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori
Emanuele Marchiori:
Musica, Voce, Piano, Batteria, Basso.
Andrea Garbo:
Chitarra acustica e lap steel
Francesco Fabiano:
Percussioni
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Ottobre / Novembre 2025.
Cosa parla la canzone?
Amori di maggio è stata la prima canzone che abbiamo scritto per questo disco, e forse proprio per questo porta dentro di sé l’innocenza, la fragilità e le incoerenze dei sentimenti iniziali. Volevamo raccontare un amore codardo, uno di quelli in cui il protagonista non ha il coraggio di esporsi, di dichiararsi o di crescere davvero dentro la relazione. È un uomo che si nasconde: non ascolta, non accoglie, non vuole mettere a fuoco cosa prova. Si aggrappa all’altro solo per paura di restare solo. All’inizio chiede un “ultimo bacio”, ma non è una richiesta romantica: è la richiesta di chi vorrebbe trattenere qualcosa pur non sapendo prendersene cura.
Poi, a metà canzone, c’è un’apertura improvvisa: un attimo di verità in cui il protagonista si chiede davvero se ha contribuito lui stesso alla fine di quell’amore. Ci piaceva l’idea che questa consapevolezza durasse pochissimo, come un varco che si apre e si richiude. È un lampo che non salva nessuno ma dice la verità: a volte si rompe ciò che non si è mai avuto il coraggio di proteggere.
E ci affascinava il mese di maggio, quello degli inizi, delle promesse, dei primi caldi, degli amori che possono sbocciare e sfiorire in fretta. Mette insieme dolcezza e precarietà. È il motivo per cui nella canzone ritorna il caffè, l’idea di “affogare” un sentimento — qualcosa che è bello per un istante ma che si scioglie e scompare.
“Amori di maggio” parla delle storie nate troppo presto o finite troppo tardi, degli amori che non hanno avuto il tempo o la maturità per diventare adulti. È una riflessione su quando l’amore non basta, e su quanto sia difficile guardare in faccia le proprie responsabilità senza proteggersi dietro l’illusione.”
Amori di Maggio
Guarda sono la tua chimera,
portami via di sera
nell’oceano più blu.
Non mi importa delle tue salite,
come strade le mie ferite,
se son perso lo sai solo tu.
Chiedo un ultimo bacio,
nel nostro sogno spezzato,
perché solo non so star.
Preferisco ruggine e passeggiate amare,
che giacere senza foglie bruire,
innamorarsi pensi possa bastare
per capire solo per un istante,
perso nelle mie stanze,
se ti ho lasciato già
Chiedo se era solo un miraggio
il nostro amor di Maggio
del ‘prendiamoci un caffè’.
Spero fosse solo un miraggio
il nostro amor di Maggio
affogato nel caffè.
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.

Testo e Musica di Emanuele Marchiori
Emanuele Marchiori:
Musica, Voce, Piano, Batteria, Basso.
Alberto Vedovato:
Tromba
Francesco Fabiano
Chitarra elettrica
Produzione artistica e arrangiamenti:
Emanuele Marchiori e Francesco Fabiano
Copertina a cura di Emanuele Marchiori
Registrata e Mixata da: Francesco Fabiano presso True Colors Studio, Padova - Settembre / Ottobre 2025.
Cosa parla la canzone?
“Senza Te” è una canzone che nasce dall’osservazione silenziosa di un lutto: non racconta solo la mancanza, ma soprattutto ciò che rimane quando una persona amata non c’è più.
La voce narrante cammina dentro una casa che appare vuota, ma in realtà è ancora piena dei piccoli gesti dell’altro: i “cliché” quotidiani, le manie, i modi di dire, tutto ciò che prima sembrava insignificante o ripetitivo ora diventa traccia preziosa, e dolorosa, di una presenza che sopravvive negli oggetti e negli spazi.
Molti versi lavorano sulla sospensione (“a dirmi che…”, “a immaginare che…”), perché il protagonista non riesce a dare un nome esatto a ciò che prova: alcune emozioni non stanno dentro le parole e restano sospese, come polvere nell’aria.
L’immagine delle ninfee di Monet, dipinte quando il pittore stava perdendo la vista, diventa la metafora perfetta del ricordo: la figura della persona amata è sfumata, indistinta, ma proprio per questo più intima, più interna, più vera.
Il ritornello è la presa di coscienza: “Allora mi accorgo che sono senza te.”
Il protagonista comprende davvero l’assenza solo quando smette di aggrapparsi agli oggetti, ai gesti, alle illusioni. Le sue parole — come “canzoni in una radio spenta” — continuano a esistere, ma non c’è più nessuno che possa ascoltarle. È il paradosso del lutto: ciò che resta è vivo, ma non è più condiviso.
Nel finale, la danza del fumo del caffè e quei “passi che non arrivano a me” evocano l’ultimo filo di sogno, l’ultimo tentativo della memoria di riportare indietro chi non può più tornare.
È una chiusura dolce e straziante insieme, che parla della permanenza delle persone amate: anche quando non ci sono più, continuano a camminare nel nostro spazio interiore.
Senza Te
Senza te
Com’è rimasta questa casa
vuota ma con i tuoi cliché
Sospesi in aria a dirmi che…
Senza te
Come sono queste mura
spoglie ma con i tuoi se
a immaginare che…
Senza te
Sono rimasti i miei sguardi
come le ninfee di Monet
a ricordarmi che…
So bene cosa vuol dire amarti
Illudersi e sentirsi persi
Quando le parole sfioriscono al sole
Senza qualcuno che le possa ascoltare
Come canzoni in una radio spenta
Allora mi accorgo che sono senza te.
Senza te
Son qui a guardare
quei giorni che
son rimasti demodè
e ricordarmi che…
Senza te
nel fumo del caffè
una danza di passi che
non arrivano a me
So bene cosa vuol dire amarti
Illudersi e sentirsi persi
Quando le parole sfioriscono al sole
Senza qualcuno che le possa ascoltare
Come canzoni in una radio spenta
Allora mi accorgo - che sono senza te.
(C) Copyright 2025 Chiara Pomiato e Emanuele Marchiori.
Questo lavoro è un dono.
È facile lasciare in eredità un bene materiale.
Molto più difficile è lasciare un’emozione, un gesto, una memoria che rimanga.
Questo disco, nato e suonato insieme ai nostri figli, è l’eredità che abbiamo scelto: un luogo di musica dove un giorno possano ritrovarci.
Perché la musica, più di tutto, sa custodire ciò che amiamo.
Questo disco è nato grazie alla nostra piccola e grande famiglia composta anche di amici musicisti, anime affini che hanno trasformato la tecnica in poesia e le note in carezze.
EMANUELE
MARCHIORI
Voce, cori, piano, batteria, basso, wurlitzer, banjo, melodica, mellotron, synth, percussioni, chordette arrangiamenti, produzione artistica.
CHIARA
POMIATO
Cori e co-produzione
LEONARDO
MARCHIORI
(12 anni)
Violoncello e cori
GRETA
MARCHIORI
(7 anni)
Bonghi e cori
MASSIMILIANO
MAGRO
Chitarra classica
elettrificata
ALVISE
WIEL
Chitarra acustica ed elettrica
ANDREA
GARBO
Chitarra acustica e lap steel
GIULIO
GAVARDI
Chitarra classica manouche
ALBERTO VEDOVATO
Tromba
TOMMASO PIRON
Trombone
FRANCESCO FABIANO
Ingegnere del suono, aiuto arrangiamenti, ingegnere del mix, co-produzione artistica e chitarra elettrica.
PICCOLA ORCHESTRA 'LE CHINCAGLIERIE'